Intervista

Intervista a Gabriella Pession, attrice e testimonial della Fondazione Italiana del Rene

D: Lei è un’attrice molto giovane e promettente nello scenario cinematografico italiano, che cosa le piace di più del suo mestiere e che vorrebbe raccontare ai giovani che vogliono intraprenderlo?

R: Innanzitutto per fare un mestiere di questo tipo, che comporta frustrazioni, ostacoli, insicurezze bisogna avere una grande passione e una grande voglia di “fare bene”, ossia documentarsi , studiare e avere un’idea seria di questa professione, basata su una solida professionalità sin dall’inizio. Consiglio a tutti di studiare, di non essere avventati, di non legarsi solo all’esteriorità o a slanci di protagonismo che non hanno niente a che vedere con questo mestiere, per il quale ho grande rispetto perché antico come la storia dell’uomo. Io mi confronto con il mio lavoro in modo serio, studiando e informandomi, perchè c’è sempre molto da da imparare. Consiglio a tutti di studiare, di trovare una propria identità, di porsi obiettivi e modelli anche al di là di quello che oggi i mass media e la televisione impongono.

D: Forse il mestiere di attore e l’interpretare personaggi e situazioni ogni volta diversi può portare a una sensibilità maggiore verso una serie di tematiche importanti come quella salute?

R: Penso che la sensibilità rispetto a questi temi derivi soprattutto dalla vita reale e non solo dall’interpretazione dei ruoli. Può capitare che, imbattendosi casualmente in un ruolo che racconta di un dramma o di un problema di salute, ci si avvicini ad esso, ma credo che la sensibilità di una persona e il volersi occupare di questi temi parta dall’esperienza personale, dalla vita, intesa come quotidianità e come vita reale. Ritengo che per un attore e per un personaggio pubblico sia fondamentale occuparsi di temi sociali, cercando di avere una voce pubblica che possa essere ascoltata e che possa comunicare messaggi di speranza, di conforto e di umanità. Mi sento molto fortunata nel poter comunicare le mie idee, condividere esperienze che ho vissuto con il pubblico e affrontare temi importanti.

D: Secondo lei può essere utile sfruttare lo strumento cinematografico per comunicare tematiche come la salute?

R: Sicuramente, perché l’impatto emozionale che ha un cortometraggio piuttosto che un film, che parte, dalla storia, dagli attori, dalla regia e dalla musica, è sicuramente più forte dei classici strumenti informativi. Come attrice trovo che sia molto giusto e molto d’impatto utilizzare un film come strumento di comunicazione di tematiche sociali e di salute. Penso che l’attenzione delle persone venga catturata soprattutto attraverso l’impatto emotivo e il cinema è un mezzo molto efficace e moderno. Quindi sicuramente un film sulle malattire renali è un bell’esperimento. Ho iniziato alcuni anni fa a interessarmi al tema della salute, incluse le malattie renali con la Fondazione Italiana del Rene e mi piacerebbe occuparmene anche più da vicino: sarebbe per me un onore poter collaborare in modo più diretto per sensibilizzare il pubblico all’argomento della prevenzione in qualunque campo della salute.